Emergenza coronavirus, andare dal dentista è sicuro? L’opinione del dottore

Quali sono le regole da rispettare per andare dal dentista in un periodo di emergenza sanitaria?

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Le regole da seguire per andare dal dentista in tempi di Covid-19

Lo sviluppo della pandemia da CoVid19, oltre ad aver innescato fenomeni che sono sotto gli occhi di tutti, prodotto una serie di misure restrittive che hanno cambiato la vita dell’intero pianeta, ha riportato l’umanità intera a discutere di una materia che sembrava scongiurata: le infezioni pandemiche e le capacità di difesa dell’uomo.
Oltre che in maniera filosofica, questa situazione ha bisogno di un grande pragmatismo nell’essere affrontata, specie per le caratteristiche che l’essere umano ha fin qui acquisito in termini di comportamenti e di comunicazione: tutto subito, domanda e risposta, bisogno e offerta. 
Se tutto questo è vero, bisogna però dire che l’analisi dei dati di questa pandemia oggi non è scientificamente possibile, perché non si conoscono bene né l’agente patogeno né il virus, così come il suo meccanismo di azione, e i motivi che rendono più sensibili all’infezione i soggetti  asiatici, o i maschi più delle donne, né sappiamo perché i bambini sembrino più immuni all’infezione, quanti sono i morti per coronavirus e quanti con coronavirus, e tanti altri quesiti ancora.
A ciascuna di queste domande la scienza potrà dare risposta, certa e statisticamente significativa, solo dopo aver analizzato i dati di tutta la pandemia, ammesso che la raccolta dei dati sia univoca in tutto il pianeta. L’alto numero di decessi, la loro quasi simultaneità, impedisce l’esecuzione dell’autopsia, anche per ridurre il rischio di contagio, e già questo è un limite alla certezza diagnostica della causa di morte.
L’osservazione dell’alta contagiosità e l’alto numero di pazienti con gravi complicanze respiratorie, tali da necessitare di respirazione assistita in terapia intensiva, hanno così imposto il ricorso a misure drastiche.
L’imperativo per contenere lo sviluppo, ridurlo e infine sconfiggere il virus, è stato limitare il contagio interumano. Ecco perché la prima misura restrittiva è stata quella imposta sulla socializzazione in molte delle forme a noi conosciute, non strettamente necessarie, differibili.

Emergenza sanitaria Covid 19, quali sono le misure di sicurezza da seguire?

La distanza interpersonale di almeno un metro è il minimo delle attenzioni da avere in caso si debba comunque e per forza incontrare un altro individuo. L’igiene della persona, in particolar modo delle mani, altro possibile veicolo indiretto del virus, è stata enfatizzata.
La seconda misura per contenere la diffusione del virus Covid-19 è stata quella dell’utilizzo di Dispositivi di Protezione Individuali (DPI mascherine) per contenere e ridurre la trasmissione per via aerea del contagio.
Queste e altre norme, che ai più sono sembrate una misura eccessiva, in realtà sono il minimo richiesto nelle misure di prevenzione nella trasmissione delle malattie infettive tra esseri della stessa specie: isolamento o quarantena che dir si voglia.
I medici ben conoscono queste norme dopo averle studiate nel corso di formazione universitaria, e per applicazione nella pratica quotidiana.

Coronavirus, il rischio dei medici 

Non sarà sfuggita ai più che la categoria più esposta al contagio, in questa sventurata esperienza, sia quella dei medici e dei paramedici, perché l’esposizione al rischio è maggiore, perché maggiore è il numero di pazienti infetti con cui si viene a contatto e perché più alta è la carica batterica cui si è esposti.

Permettetemi di fare un esempio: più semi mettiamo nel terreno, più piantine potremo vedere crescere.

Così è per una malattia infettiva! I meno giovani ricorderanno, prima dell’avvento delle vaccinazioni, che da piccoli i bambini sani venivano messi a contatto con quelli in fase acuta di morbillo e orecchioni perché si infettassero. Non sempre accadeva, ma le possibilità erano sicuramente maggiori.
In questa pandemia la categoria medica più a rischio infezione è quella degli odontoiatri, perché a tutti i rischi esposti in precedenza se ne aggiunge un altro: quello di essere esposti ad aerosol contenenti la saliva del paziente, generato dagli strumenti rotanti e ultrasonici usati nell’attività.
Tutto questo è noto alla categoria che da sempre deve fronteggiare il rischio di infezioni crociate per patogeni ben più aggressivi, e per citarne qualcuno:

  • streptococcus pneumoniae, causa di faringite, bronchite, polmonite
  • mycobacterium tubercolosis, causa di tubercolosi
  • klebsiella pneumoniae, causa di polmonite e meningite
  • legionella pneumophila, causa di legionellosi, malattia con polmonite e febbre

E tra i virus:

  • epatite B e C
  • HIV: sindrome dell’immunodeficienza acquisita, che può sviluppare l’AIDS
  • Epstein Barr: mononucleosi
  • Citomegalovirus: possibile polmonite, retinite 

Per alcuni di questi patogeni esiste la possibilità di vaccinarsi, e per il personale sanitario è obbligatorio.
Per tutti gli altri si deve ricorrere al rispetto delle norme igieniche e di prevenzione richiamate nell’articolo sulla sterilizzazione, di cui abbiamo parlato qui.

Coronavirus: è possibile andare dal dentista? 

Grazie ad appuntamenti ancora più accuratamente disposti in agenda, in modo da non far incontrare i pazienti tra loro, una struttura ben arieggiata, un triage accurato del paziente e delle sue attività e contatti negli ultimi 15 gg, insieme alla verifica dell’assenza di febbre e di sintomi respiratori simil influenzali, è possibile avere una ulteriore cura nel controllo della diffusione della infezione.
Il rigore nell’applicazione dei protocolli contro le infezioni crociate, di disinfezione e sterilizzazione, sono sinonimo di garanzia sia per il personale medico e paramedico operante nello studio odontoiatrico, sia per il paziente, che può essere più portatore di infezione che vittima.
L’ attenzione e la cura nell’applicazione di queste buone pratiche sarà sempre più sinonimo di attenzione per sé e per gli altri.

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